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Radon e aspetti normativi

Gas Radon

E’ un gas radioattivo che fuoriesce naturalmente dal terreno e da alcuni materiali da costruzione, ed è riconosciuto dall’OMS come secondo fattore di rischio per l’insorgenza del tumore al polmone (si stima che più del 10% dei casi sia causato proprio da esposizione al Radon).

Le particelle alfa, prodotte dal decadimento radioattivo del gas, infatti, possono essere emesse all’interno dei polmoni e causare danni alle strutture cellulari degli stessi organi.

Nella tabella sottostante è mostrato uno studio riguardante il rischio di insorgenza del tumore comparato con altri fenomeni.

Confronto con soggetti FUMATORI

Concentrazione
di Radon

Se 1000 fumatori fossero esposti tutta la vita a questo livello *

Il rischio di cancro dovuto al Radon è comparabile a** ...

Alta (circa 700 Bq/mc)

260 potrebbero ammalarsi

250 il rischio di affogare

Media (circa 150 Bq/mc)

62 potrebbero ammalarsi

5 volte il rischio di morire in un incidente stradale

NOTA: Se si ha smesso di fumare, il rischio potrebbe essere minore.

Confronto con soggetti NON FUMATORI

Concentrazione
di Radon

Se 1000 non fumatori fossero esposti tutta la vita a questo livello *

Il rischio di cancro dovuto al Radon è comparabile a** ...

Alta (circa 700 Bq/mc)

36 potrebbero ammalarsi

35 il rischio di affogare

Media (circa 150 Bq/mc)

7 potrebbero ammalarsi

al rischio di morire in un incidente stradale

NOTA: Se si ha smesso di fumare, il rischio potrebbe essere maggiore.

* Studio EPA 402-R-03-003, USA

** Confronto con i dati dei rapporti del Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo degli Infortuni, USA.

Italia

Il Piano Nazionale Radon , pubblicato nel 2002 a cura del Ministero della Salute, suggerisce
che l’Italia recepisca una raccomandazione dell’Unione Europea (143/90) e adotti una
normativa che indichi come valori limite medi annui raccomandati 400 Bq/mc per le case
esistenti e 200 Bq/mq per quelle da costruire.

I D.Lgs. 230/1995 (il quale limita a 500 Bq/mc il livello di concentrazione) e 241/2000 impongono il monitoraggio della concentrazione di Radon nei luoghi di lavoro, negli asili e nelle scuole , se ubicati anche in parte in luoghi sotterranei. Inoltre tali decreti fanno obbligo ai datori di lavoro, che
impieghino personale in ambienti di lavoro sotterranei (esercizi pubblici, musei, ospedali,
mense, banche, officine, autorimesse, magazzini, uffici seminterrati, ecc.), di far valutare
la dose di Radon ricevuta per inalazione.

Un elemento di sicuro carattere innovativo risiede, come già sottolineato anche in precedenza, nella possibilità di disporre di dispositivi compatti interrogabili in remoto (es. Internet): ciò rende semplici ed agevoli queste operazioni.

Diverse regioni italiane, tra le quali anche l’Emilia Romagna (si sottolinea questo aspetto in quanto è importante contestualizzare la progressiva sensibilizzazione del territorio in cui ha sede l’azienda) hanno sviluppato delle linee guida per la misurazione di concentrazioni di Radon nell'aria, ad integrazione dei D.Lgs. sopraccitati.

La Regione Lazio, territorio particolarmente interessato dalla presenza di Radon, ha emesso una Legge Regionale, la n. 14 del 31/03/2005, volta alla definizione del piano regionale di prevenzione e riduzione dei rischi connessi all'esposizione al gas Radon.

In riferimento al contesto regionale e nazionale si riscontra che il tema della rivelazione di radiazioni ionizzanti dovuti al decadimento radioattivo che genera il gas Radon sia di crescente interesse.

Negli ultimi anni, infatti, diversi esperimenti volti alla misurazione di Radon hanno mostrato come, in diverse zone d'Italia (soprattutto in Lombardia, Veneto e Lazio), la concentrazione di tale gas possa essere ritenuta critica per la salute.

In particolar modo, un'indagine condotta nel territorio nazionale su un campione di 5000 abitazioni, rivela che il livello di concentrazione di Radon in Italia si attesta sui 75 Bq/mc, contro una media mondiale di 40 Bq/mc.

Secondo uno studio dell’Enea, nel 46% delle abitazioni della provincia di Viterbo, capoluogo compreso, si riscontrano concentrazioni di Radon fino a tre volte superiori alla media nazionale, con picchi, in alcune circoscritte zone, maggiori di oltre 10 volte.

Tuttavia, tali linee guida denotano come le regioni stiano iniziando a valutare la pericolosità di tali emissioni. In particolar modo vengono affrontati punti quali la definizione dei luoghi di lavoro a rischio, le tecniche di misura, la modalità di interpretazione dei dati, i periodi di misura da rispettare, la definizione degli organismi che possano provvedere alle misurazioni.

Ad oggi non è ancora stata recepita la raccomandazione dell'Unione Europea relativa ai limiti consigliati per le abitazioni, anche se la valutazione della presenza di eccessiva concentrazione di Radon può già essere utilizzata nelle trattative per le compravendite immobiliari.

Ad ogni modo si sottolinea che l’Unione Europea ha già emesso una raccomandazione a riguardo, e che i paesi membri dovranno recepirla per non incorrere in sanzioni.

Alcuni paesi più sensibili, come la Germania e la Svizzera, hanno già emesso norme strettamente vincolanti a riguardo.

Europa
e resto del mondo

La maggior parte dei paesi industrializzati ha emesso delle raccomandazioni che spingono la popolazione ad attuare azioni di risanamento degli edifici in caso di concentrazioni elevate di Radon.

Le soglie di pericolosità variano da paese a paese ma si attestano intorno ai 200-400 Bq/mc.

Con il termine "valori raccomandati" i legislatori intendono quei valori con i quali definire dei parametri di riferimenti ai quali attenersi durante le fasi di progettazione degli edifici; solo una successiva misura potrà fornire una valutazione di tipo quantitativo.

Germania e Svizzera hanno inoltre già emesso, a fianco dei valori raccomandati, valori limite pari a 1000 Bq/mc, da valutare in seguito alla costruzione.

Si ritiene utile sottolineare come i diversi paesi dell’UE recepiscano le direttive europee in tempi diversi, a seconda delle proprie necessità o della propria sensibilità al problema.

Attualmente l’Italia non ha ancora recepito sotto forma di legge la Raccomandazione 143/90, tuttavia è solo una questione di tempo legata sostanzialmente ai limiti temporali imposti dalla stessa UE e alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica e del governo in materia di Radon.

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